.: Home     .: Chi siamo     .: Dove siamo     .: Staff     .: Progetti realizzati     .: Business Partner     .: News     .: Eventi     .: Stampa    
Consulenza Direzionale
 Pianificazione e controllo
 Management commerciale
 Project management
 Temponary Management
 Mediazione Tecnologica
 Relazioni & Lobbying
Information Technology
 Soluzioni ERP
 Soluzioni CRM
Finanza Agevolata
 Fondi nazionali
 Programmi comunitari
Sviluppo Locale
 Project financing
 Programmazione negoziata
 Progetti di sviluppo

ARISTEIA
EURelations G.E.I.E
GEI
.: Programmazione negoziata / La Programmazione Negoziata
La Programmazione Negoziata

Il decreto legge 8 febbraio 1995, n. 32 e la successiva legge di conversione 7 aprile 1995, n. 104, segnano ufficialmente l’avvio dell’intervento ordinario nelle aree depresse del territorio nazionale, definite dalla normativa come “quelle individuate o che saranno individuate dalla Commissione delle Comunità europee come ammissibili agli interventi dei fondi strutturali, obiettivi 1,2 e 5b, quelle eleggibili sulla base delle analoghe caratteristiche e quelle rientranti nelle fattispecie dell’articolo 92, paragrafo 3, lettera c), del Trattato di Roma, previo accordo con la Commissione”.

Nel decreto 32/95 si introduce l’espressione programmazione negoziata per indicare “la regolamentazione concordata tra soggetti pubblici o tra il soggetto pubblico competente e la parte o le parti pubbliche o private per l’attuazione di interventi diversi, riferiti ad un’unica finalità di sviluppo, che richiedono una valutazione complessiva delle attività di competenza”. In questo ambito vengono ridefiniti ed inquadrati tre differenti strumenti negoziali:
• l’Intesa di Programma, “accordo tra i soggetti istituzionali competenti in un determinato settore, con cui gli stessi si impegnano a collaborare mettendo a disposizione le risorse finanziare occorrenti per la realizzazione di una serie di azioni ed interventi specifici”.
• l’Accordo di Programma, “promosso, anche ai sensi delle vigenti disposizioni, da una amministrazione centrale con i soggetti pubblici e privati interessati quando, per l’attuazione di interventi programmati, occorre l’iniziativa integrata e coordinata di regioni, enti locali e altri soggetti pubblici e privati e amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo”.
• il Contratto di Programma, “stipulato tra l’amministrazione ed una grande impresa o un gruppo o un consorzio di medie e/o piccole imprese per la realizzazione di interventi oggetto di programmazione negoziata”.

Con la nuova normativa si intende superare il precedente modello di negoziazione, centrato in misura prevalente sul rapporto Stato-grande impresa, e favorire una più ampia articolazione dei rapporti pubblico-privato, per coinvolgere in modo sistematico più attori in un processo di sviluppo endogeno capace di rilanciare le aree che tendono ad essere marginalizzate o escluse dai processi di globalizzazione.

Tra gli strumenti negoziali delineati non compaiono ancora i Patti Territoriali: l’inserimento ufficiale nella normativa nazionale si realizza con il decreto legge 24 aprile 1995, n. 123 (poi d.l. 244/95, convertito in legge 341/95), che offre una prima definizione dello strumento Patto Territoriale e lo inserisce tra le misure dirette alla realizzazione di nuovi interventi finalizzati alla promozione dello sviluppo locale nelle aree depresse del paese. L’articolo 7 del decreto, infatti, disponendo una modifica all’art. 1 del d.l. 32/95 e della relativa legge di conversione 104/95, introduce i Patti Territoriali tra gli strumenti di programmazione negoziata. Le caratteristiche di questo istituto, modalità di approvazione e finalità, rappresentano una effettiva novità nel quadro delle attività conseguenti alla cessazione dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, poiché i protagonisti di questo nuovo tipo di programmazione, finalizzato allo sviluppo incentivato dallo Stato di un ambito territoriale ben definito, sono gli enti locali e i privati (soprattutto associazioni sindacali ed imprenditoriali). L’idea che sta alla base di questa innovazione è quella di una pianificazione della crescita economica e sociale predisposta dalle istituzioni locali e dai soggetti protagonisti del tessuto produttivo e della società civile. Le iniziative approvate sulla base di questa normativa sono 12, e vengono denominate “Patti di prima generazione”.

Con Legge 662/96 (art. 2 comma 203), il legislatore amplia l’ambito di applicazione del metodo della programmazione e individua, altresì, una dettagliata e articolata disciplina per ciascuno degli strumenti che la compongono (intesa istituzionale di programma, accordo di programma quadro, Patto Territoriale, contratto di programma) aggiungendo a questi un altro istituto negoziale: il Contratto d’Area. Quest’ultimo rappresenta “lo strumento operativo, concordato tra amministrazioni, anche locali, rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro, nonché eventuali altri soggetti interessati, per la realizzazione delle azioni finalizzate ad accelerare lo sviluppo e la creazione di una nuova occupazione in territori circoscritti nell’ambito delle aree di crisi indicate dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica e sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, (...) e delle aree di sviluppo industriale e dei nuclei di industrializzazione situati nei territori di cui all’obiettivo 1 del Regolamento Cee n. 2052/88, nonché delle aree industrializzate realizzate a norma dell’articolo 32 della legge 14 maggio 1981, n. 219, che presentino requisiti di più rapida attivazione di investimenti, di disponibilità di aree attrezzate e di risorse private o derivanti da interventi normativi”.

Dalla riforma, attuata da questa legge, emergono irrobustite e meglio definite le competenze del CIPE che appare il protagonista della programmazione negoziata. La l. 662/96, infatti, ribadisce la competenza del CIPE circa l’approvazione dei Patti Territoriali e degli eventuali finanziamenti limitatamente ai territori delle aree depresse, specificando che in sede di riparto delle risorse finanziarie destinate, appunto, allo sviluppo delle aree depresse, il CIPE determina le quote da riservare ai Patti Territoriali.

Guida alla Programmazione Negoziata.pdf
Schema Grafico Patti Territoriali
Deliberazione CIPE 21 marzo 1997

torna indietro


  scrivici | :: Home     :: Disclaimer     :: Staff     
Copyright © Global Consulting - Tutti i diritti riservati    
.: Portale realizzato da Global Consulting :.
.: P.IVA:01457750675 :.